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13 Magazine N. 159
Esistono soltanto due cose: scienza ed opinione; la prima genera conoscenza, la seconda ignoranza
Ippocrate

Ormai il dibattito sui vaccini è diventato un tema nazionale. È uno dei tanti paradossi del tempo presente. Solo quarant’anni fa, quando la gran parte dei genitori aveva in tasca una licenza media o un diploma, sarebbe stato un fatto inimmaginabile. Perché funzionava più o meno così: il medico, il professore, l’ingegnere o qualsiasi altra autorità preposta parlava, chi stava dall’altra parte eseguiva. Non per ignoranza, termine sul quale occorre intendersi (le odierne università sono piene di laureati che per spiegarsi l’evoluzione della specie chiamano in causa gli extraterrestri). No. Semplicemente perché esisteva ancora una società fondata sui principi d’autorità e di credibilità. Così come non si discutevano i vaccini, non si discutevano i voti a scuola, le convocazione in campo, le sentenze dei giudici.
Oggi il banco è saltato. Soprattutto, è saltata la fiducia, quell’elemento indispensabile che fa di un insieme d’individui una comunità: un luogo nel quale ognuno dà il piccolo del proprio lavoro per ricevere in cambio, dalla società, i grandi vantaggi della civiltà - le cure mediche, le strade, le scuole, la sicurezza, eccetera.
Più di trent’anni di ideologie che hanno puntato tutto sul primato del singolo, sull’utile privato, sul successo personale hanno plasmato intere generazioni di ignoranti spacconi, di vanitosi, di millantatori. Per dirla con gli slogan pubblicitari, l’epoca del “Tutto intorno a te”, de “L’uomo che non deve chiedere mai”, del “Just do it!”, del “Perché io valgo” ha forgiato una schiera di presuntuosi che pensano - ad esempio sui vaccini - di saperla più lunga di un medico, di un biologo, di un ricercatore, addirittura di un professore universitario.
Quando uno scienziato dalla fama internazionale di Roberto Burioni - Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia, Specialista in Immunologia Clinica ed Allergologia, Dottore di ricerca in alcune grandi università americane - si trova costretto a confrontarsi sul tema dei vaccini con ex attrici, conduttori televisivi, comici, deputate dal dubbio uso dell’italiano, risulta evidente che qualcosa di profondo si è rotto. Burioni, nonostante abbia una vita ragionevolmente impegnata, è stato costretto (per salvare vite e non lasciare il territorio della rete in mano agli sciacalli) addirittura ad aprire una pagina Facebook e a scrivere un apposito libro (“Il vaccino non è un’opinione”).
Eppure, da quando è iniziata la discussione pubblica, non è giunta notizia che anche un solo antivaccinista di fama abbia desistito dalle proprie infondate credenze. Un fatto abbastanza singolare, se si considera che molti dei soggetti indicati avrebbero problemi a definire correttamente non il tema scientifico dei vaccini (sarebbe chiedere troppo), ma persino il tipo di materia che Burioni insegna ogni giorno all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
“Uno vale uno” è l’ultima frontiera di questo modo di pensare. Da anni, attraverso la formula religiosa del “cittadino informato”, tutti quelli che non hanno mai guardato oltre il giardinetto di casa hanno finalmente trovato un modo di stare insieme. Ma lo fanno in solitudine, credendo che il mondo gli complotti contro, pensando in primo luogo che gli altri abbiano le proprie opinioni solo per qualche indecifrabile tornaconto. Evidentemente hanno dimenticato la lezione più semplice: che tra Barabba e Gesù, il popolo scelse convintamente il primo.



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