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13 Magazine N. 162
Noi non siamo la società. Il popolo semplice è la società. Noi siamo il pubblico
Feodor Dostoevskij

Che avrà fatto mai la Russia agli italiani? Perché in maniera metodica e continua i media italiani veicolano notizie false sul Paese che ha dato i natali a Dostoevskij, Tolstoj, Medeleev, Cajkovskij, Pavlov, Puskin e altre dozzine e dozzine di geni universali?
Il 14 settembre scorso la Wada, l’agenzia mondiale antidoping, ha assolto 95 dei 96 atleti russi accusati di “doping di Stato” dal rapporto McLaren, un avvocato canadese. Si parla di atleti banditi dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro, ai quali sono state confiscate le medaglie relative ai passati successi sportivi. Cosa ancora più grave, l’accanimento è stato esteso agli atleti paralimpici russi (evidentemente una categoria che molto più difficilmente potrebbe avere a che fare con fatti di doping), ai quali è stato vietato di partecipare alla competizione. Tutto questo a reti unificate, puntando i riflettori sul solito Putin, ripercorrendo un canovaccio ormai stanco che va avanti da 15 anni: dai bambini di Beslan morti a causa del modus operandi delle forze speciali russe (non dei terroristi islamici) alla guerra in Ossezia (avvenuta su iniziativa georgiana e non russa), dalla guerra civile ucraina (innescata da un colpo di stato supportato da Washington) al “Russiagate”, dal doping di stato (senza prove) alla depenalizzazione della violenza domestica (la legge faceva il contrario: inaspriva le pene), eccetera.
C’è un motivo per il quale occorre tenere alta, anche in Italia, la russofobia. È una ragione monetizzabile. Alcuni esperti hanno calcolato che la crisi ucraina e le relative sanzioni alla Russia siano costate alle imprese italiane, in capo al 2016, più di 3 miliardi e mezzo di mancate esportazioni. Ad oggi potrebbero essere abbondantemente superati i 4 miliardi. Tutto questo mentre altri stati europei (uno a caso: la Germania) fanno i pesci in barile e aggirano le stesse sanzioni, con commerci triangolari o investendo direttamente all’interno della Federazione russa. Insomma, se la Russia non continuasse ad essere “L’impero del male” qualcuno potrebbe prendersela.
Dunque ci tocca in sorte una sistematica disinformazione che spesso degrada nella banale riduzione a macchietta del suo presidente, Vladimir Putin. Presentato a turno come una vecchia spia impenitente, un dittatore, un omofobo, un guerrafondaio, un nuovo zar, il primo inquilino del Cremlino è probabilmente l’artefice delle due più grandi vittorie inferte al terrorismo islamico negli ultimi 17 anni: rispettivamente, in Cecenia e in Siria. Mentre Putin riesce a tenere a bada i 30 milioni di cittadini della Federazione russa afferenti all’Islam, nonché il Caucaso e tutti gli stati centroasiatici ai suoi confini, l’Occidente delle marcette, dei gessetti colorati e delle bandierine su Facebook continua a condurre politiche ambigue e a subire uno stillicidio di attentati. Non che quest’ultimi siano mancati in Russia: l’attentato sul volo che riportava i turisti russi dall’Egitto e l’esplosione nella metropolitana di San Pietroburgo hanno causato centinaia di morti. Ma il paese rimane seriamente ancorato a una frase attribuita al suo presidente: “Perdonare i terroristi spetta a Dio, il mio compito è mandarglieli”.

Il 26 agosto si sono sposati Francesco Emanuele e Mirela Dodan: i più sinceri auguri di felicità dalla redazione e da tutto lo staff di 13 Magazine.

 



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