Sfoglia il numero del mese e clicca le pagine per ingrandire
13 Magazine N. 156
Ho trovato una città di mattoni, ve la restituisco di marmo
(Augusto)

Ritorneremo sul tema in maniera più approfondita nei prossimi mesi. Va però da subito detto qualcosa. Roma è allo sfascio, senza “se” e senza “ma”. Anche il governo della Raggi appare ormai inequivocabilmente inadeguato al compito di rimettere in piedi la città. Lo è per diverse ragioni che purtroppo questo spazio non ci permette di approfondire. Lo è per motivi che hanno a che fare con i principi del movimento politico al quale il sindaco appartiene: “uno” non vale affatto “uno” (le ultime vicende relative al Campidoglio stanno proprio lì a dimostrarlo) e Roma non può essere eterodiretta da un tizio che vive a Genova. Lo è per motivi pertinenti al soggetto in questione: da parte di Virginia Raggi, come del resto di Marino e di Alemanno, c’è una totale sottovalutazione dei problemi che riguardano la città, delle urgenze da affrontare con fretta, del compito titanico e ineluttabilmente rivolto alle sole faccende attinenti il territorio che spetterebbe a qualsiasi primo cittadino di Roma. In ormai nove mesi ci siamo persi a discutere di nomine, dimissioni, polizze assicurative, avvisi di garanzia e del nuovo stadio. Nel frattempo la metropoli - va ricordato che in Europa, per estensione, il Comune di Roma è secondo solo a quello di Londra - è stata fagocitata dalle buche, è sempre più sporca, ha trasporti pubblici sempre più somiglianti a quelli del terzo mondo.
Così non va. Sono esattamente dieci anni che Roma non ha più un sindaco che si occupi in maniera adeguata e insistita solo dei suoi problemi. Manca totalmente la più elementare coscienza degli stessi. Il voto alla Raggi è stato dato non tanto per lei e il movimento di cui fa parte, ma per la nausea verso lo sfascio degli anni precedenti. Non era troppo difficile capirlo. E invece no: da mesi si traccheggia con la comunicazione e si perde tempo dietro gli scandaletti di una camarilla del tutto inadeguata. Dunque finirà male, soprattutto per la città.

Pino Regalbuto, uno di noi

Nella vita esistono delle fortune sottovalutate. Ad esempio quella d’incontrare una persona che sa vivere e lo sa comunicare, una specie di “maestro”. Pino Regalbuto era così. Niente citazioni di grandi filosofi, nessuna verità religiosa, zero insegnamenti paternalistici. Bastava lui e il suo sorriso. Entrava in redazione ridendo, si annunciava con le sue formule di rito (“dicaaaa!!?” oppure “A tutte le auto, a tutte le auto!”) e al tuo “Ciao Pino, come stai?” rispondeva sempre e convintamente: “Magnificamente, grazie”. Una volta gli chiesi: “Ma perché dici che stai sempre magnificamente?”. Lui mi rispose: “Perché le cose veramente importanti nella vita sono pochissime; e se stai in salute e hai di che mangiare e dormire, qualsiasi problema non conta assolutamente nulla”.
Pino amava ballare ed era pazzo per James Brown. Era inoltre un appassionato di cucina: non perché abbia mai assaggiato un suo piatto di pasta (i primi erano la sua passione), ma perché bastava il suo modo di raccontarne la preparazione per capire che ci sapeva fare. Aveva un debole per l’universo femminile e una volta mi descrisse la corte serrata che fece alla moglie (stando alle sue parole, “la creatura più bella che avessi visto in vita mia”): mesi d’assedio per ottenere il fatidico primo appuntamento. Adorava giocare a biliardino, bere la sera un prosecco fresco, fare battute.
A guardarlo bene, nonostante l’età, rivedevi sempre in lui il ragazzo che era stato: libero, insofferente verso i pedanti e gli obblighi di circostanza, smanioso di vivere.
Pino se n’è andato a modo suo, senza lamentazioni, in maniera secca e veloce. È stato una parte importante dell’avventura di 13 Magazine. Alla sua famiglia va l’abbraccio di tutta la redazione.



Visioni Grafiche 2008 Cod. Fisc. e P.IVA 08912551002  Reg. Trib. Roma 07386901008/03 - R:E:A: 1029270 del 17/02/2003