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Se la donna è al suo posto, anche l’uomo troverà
il proprio
Maurice Zundel

Esiste una questione attinente all’identità e ai ruoli del sesso maschile e femminile? Su questo tema, come è noto, il dibattito è aperto da anni. C’è chi dice che la cosiddetta “teoria gender” - una supposta volontà di abolire le differenze e creare un’umanità “altra” - sia una grande bufala; chi invece sostiene che esista nei fatti. C’è chi rifiuta un mondo nel quale il padre e la madre di un bambino vengono definiti, sul libretto scolastico, “genitore uno” e “genitore due”; chi invece sostiene che un bambino educato da una coppia omosessuale abbia le stesse possibilità di crescere in maniera equilibrata di un suo omologo cresciuto da una coppia eterosessuale.
È difficile schierarsi in maniera perentoria. Alcune posizioni del cosiddetto “popolo della famiglia” sembrano solo il rimpianto di un mondo idealizzato e scomparso. D’altra parte alcune rivendicazioni della comunità omosessuale sembrano fatte davvero a cuor leggero, non tenendo conto della delicata psicologia dei bambini. Senza contare che ogni mese escono studi, statistiche e ricerche che dicono tutto e il suo contrario.
Dunque? Dunque è meglio uscire dagli angusti recinti delle ideologie applicate alla sessualità, magari affidandosi alla buona e vecchia cronaca. Alcune recentissime storie aiutano forse a capire che qualcosa di profondo sta davvero cambiando.
3 giugno scorso, Londra: attentato di London Bridge. Tre terroristi islamici investono alcuni passanti con un furgoncino e ne aggrediscono altri con dei coltelli. Il bilancio è di otto morti. Sulla propria strada trovano però Roy Lerner, che al grido “Fottetevi, sono un tifoso del Millwall” (una piccola squadra di Londra, ndr), li aggredisce a mani nude. Mentre intorno c’è il fuggi fuggi, Lerner tiene impegnati i tre, i quali lo ricambiano con otto coltellate. Finito in terapia intensiva, l’uomo, 47 anni, si salva.
7 giugno scorso, Arezzo: una madre va al lavoro e dimentica la figlia di 16 mesi dentro l’automobile. La bambina muore.
7 giugno scorso, Madrid: il consiglio comunale dispone che quando ci si siede sui mezzi pubblici è necessario tenere le gambe chiuse. Al fine di raccomandare tale comportamento, vengono predisposti appostiti pannelli informativi.
Tre fatti diversissimi. Tre fatti che però raccontano un mondo. Perché in un mondo “normale”, Lerner sarebbe un eroe per tutti. Un tempo si sarebbe detto “un vero uomo”. Non così nell’Inghilterra del nuovo millennio. Il giorno dopo l’accaduto, la sedicente rete antifascista inglese ha infatti chiesto, sul proprio profilo Twitter, l’incriminazione di Lerner per “islamofobia”. Insomma, l’unico uomo che si è comportato da uomo (intorno tutti scappavano), è finito comunque con il dito puntato contro: lui, in quanto “bianco, ultras, nazionalista” secondo alcuni non andrebbe nemmeno ringraziato.
Sempre in un mondo “normale”, un fatto come quello di Arezzo sarebbe unico nel suo genere. Eppure sono anni che, puntualmente, accade. I casi sono ormai tanti e non è dato sapere quanti neonati per fortuna si siano salvati. Qualche tempo prima della tragedia, la signora di Arezzo ha pubblicato un eloquente articolo su Facebook: “Maternità e lavoro, perché le donne non ce la fanno più”.
Infine la ridicola faccenda spagnola. Nei tempi andati sarebbe stata rubricata sotto le parole “buona educazione”. Oggi è diventata una faccenda di “invasione machista dello spazio”.
Tutto questo per dire che i concetti e i ruoli di “uomo”, di “donna”, di “madre”, di “famiglia” non godono certo di buona salute. Forse di mezzo non c’è un complotto internazionale o la teoria gender. Ma qualche fondato motivo di preoccupazione c’è.



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