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Nessuna storia può essere raccontata senza un punto di vista
Enzo Biagi

Inutile girarci intorno, la testata di Roberto Spada all’inviato Rai Piervincenzi è stato il tema del mese. Prima ancora, causa elezioni locali, il X Municipio era già diventato, insieme alla Sicilia, una faccenda degna dell’agenda politica nazionale. Il fattaccio del 7 novembre lo ha portato addirittura alla ribalta della cronaca internazionale. Articoli e video sono stati pubblicati dalla CNN, dalla BBC, dal Times, dal Daily Mail, dal New York Post, dal The Sun, eccetera. Qui sta dunque il punto. Le luci sul territorio - ovvero ciò che non erano riuscite ad ottenere anni di faticose inchieste giornalistiche, d’indagini delle procure, di manifestazioni, di incontri pubblici - le ha accese il più banale fatto di violenza.
C’è un “non detto” in quello che è accaduto che non è stato colto da molti, inclusi probabilmente i protagonisti. È un assunto scontato per chi si occupa d’immagini e di internet ma molto meno evidente a chi ne è a digiuno (si parla del circuito informativo così come si è conformato negli ultimi dieci anni). Più o meno le cose stanno come segue. Vedere un ragazzo al di sotto dei trent’anni con un giornale in mano è più difficile che imbattersi in un orso spiaggiato a Capocotta. Conoscere qualcuno sotto i sessanta che passi un’intera serata a guardare la tv generalista (per intenderci Rai, Mediaset e La7), è più raro che incontrare un paziente felice di andare dal dentista. Imbattersi invece in giovani automi che camminano e attraversano la strada con la testa dentro lo smartphone è più frequente che prendere una buca. È in questo contesto che l’episodio di Ostia - incluse tutte le sue serie conseguenze - va collocato. Un fatto ormai non è più pubblico perché ne parla La Repubblica, il Corriere della sera o la Rai. Un fatto, oggi, è di massa solo se è sostanziato da un video e condiviso da milioni di persone sui social network. Solo così quel fatto diventa davvero realtà condivisa, oggetto di dibattito partecipato, notizia che agita l’opinione pubblica.
Si dirà: è un progresso, perché tra la cronaca di un episodio e il pubblico non c’è più la mediazione del giornalista. Ecco, questo sarebbe il peggior insulto al cronista di Nemo e alla sua troupe. Perché è ovviamente un bene che i problemi locali diventino di portata nazionale, ma non è altrettanto un bene che chi ne è totalmente a digiuno debba dirne in merito la sua, spesso usando stereotipi e parole a vanvera. A proposito dei fatti recenti, qualcuno dovrà prima o poi chiarire che il X Municipio non è Ostia, né tantomeno la limitata realtà di Ostia Nuova. 147.000 persone delle circa 230.000 che vivono nel territorio non risiedono ad Ostia. È vero: le criticità locali sono tante e quello della legalità è un problema serissimo; ma la politica non ne approfitti per nascondersi dietro un dito. Perché nel Municipio sciolto per mafia esiste anche la quotidiana condanna alla disperazione di centinaia di migliaia di pendolari (trasporti pubblici e sistema viario residui dell’Italia fascista o addirittura giolittiana), esistono buche diventate crateri marziani, esiste un grande polmone verde regolarmente occupato da prostitute, bruciato, vandalizzato. Detto questo, rimangono le domande di fondo, quelle che indirettamente raccontano una realtà che non è propriamente quella di Scampia. Quante persone del X Municipio vorrebbero vivere dentro il Grande Raccordo Anulare? Quanti di quelli che vanno a vivere dentro Roma rimpiangono i tempi del mare e della pineta dietro casa?
Serietà vorrebbe che il dibattito sul territorio del X Municipio fosse affidato a chi ne è davvero competente. Il clamore di una settimana o di un mese - specie di un mese elettorale - non cambierà di per sé nulla.



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