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Bambini? Preferisco cominciarne cento che finirne uno
Paolina Bonaparte

Esistono momenti dell’anno che portano naturalmente a fare dei bilanci. Succede a settembre, succede prima delle ferie estive, succede, soprattutto, a Natale e con l’anno nuovo. Dunque la società postideologica, scientista, razionale, materiale e materialista non si è affatto tolta di dosso i riti e i passaggi simbolici del mondo contadino, quello che ha sostanziato quasi l’intera storia dell’umanità.
Riguardo all’onestà con se stessi, c’è un proposito che si insegna ai bambini (o forse “si insegnava” - chi scrive non ha troppa fiducia nell’ultima generazione di genitori): “Essere più buoni e non dire le bugie”. Bene, stando al dibattito pubblico, a quello che si legge sui giornali e si dice in tv, dev’esserci un’intera generazione di bambini cresciuti male, perché il livello di pubblica menzogna non sembra mai stato così alto. Si badi bene, il riferimento non è alle fake news che circolano su internet. Quella è roba fabbricata da cretini ad uso e consumo di altri cretini. Nella gran parte dei casi è un problema psicologico: casi di compiaciuta stupidità, di chi crede a cose palesemente irreali per fornire una qualsiasi pezza d’appoggio ai propri pensieri più strampalati. Il problema è che le fake news hanno anche un altro effetto perverso. Accanto alle bugie sciocche esistono infatti le bugie - forse sarebbe meglio dire le “grandi omissioni” - intelligenti. È semplice, basta accendere un televisore. Qual è il menù delle notizie? Più o meno, in ordine sparso, qualche fattaccio di cronaca, la violenza sulle donne e la questione di genere in ogni sua più sofisticata declinazione, la questione dei migranti, i fascisti velleitari, gli antifascisti senza fascismo, Putin, Kim Jong-un, le più irrealistiche rivendicazioni politiche (i nuovi occupati del PD, il reddito di cittadinanza del M5S, le pensioni a 1.000 euro di Berlusconi), eccetera, eccetera.
Questi, stando ai nostri media, sarebbero i “problemi italiani”. Che è più o meno come dire che il problema di un bambino ridotto alla fame è mangiare biologico. Perché nel silenzio generale l’Italia sta letteralmente scomparendo. Nel 1861, anno dell’unità, 22 milioni di italiani (la popolazione residente) facevano circa 946.000 bambini. Nel 2016, l’anno scorso, ultimi dati disponibili, 60 milioni di residenti ne hanno fatti 473.438. Un dato che peraltro sconta la spinta propulsiva degli immigrati, perché di bambini nati da entrambi i genitori italiani se ne contano appena 373.075.
Gli esperti hanno calcolato che la recente crisi economica è costata all’Italia almeno 100.000 bambini in meno. Ipotizzando un permanere della tendenza, è possibile che gli italiani scendano a quota 58 milioni e mezzo nel 2045, e a 53 milioni e mezzo nel 2065. Senza contare il problema relativo al tasso di sostituzione con gli immigrati (più prolifici): un problema che divide la politica, che non può essere banalizzato come se fosse solo una questione giuridica o di buoni sentimenti, e che ha dato vita, in giro per il mondo, sia a esperimenti felici che infelici.
Insomma, in questo Natale, piuttosto che limitarsi a comprare compulsivamente sui siti web e nei centri commerciali, pianificare vacanze, concedersi i piaceri della buona cucina, sarebbe il caso di guardarsi intorno. Se nelle case non si sente il chiasso dei bambini e l’unico neonato è quello del presepe, forse qualcosa da riconsiderare c’è.



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