“Gli italiani hanno solo due cose per la testa: l’altra sono gli spaghetti”
Catherine Deneuve
È Natale e il luogo comune richiederebbe più bontà. Dalle nostre parti la zuccherosa versione del sentimento di benevolenza è però monca del suo contraltare. Se si è più buoni con gli altri, si dovrebbe essere anche più duri con se stessi. Dunque, a giudicare dal dibattito pubblico degli ultimi mesi, dal Natale siamo lontani, anzi lontanissimi.
È dal famoso risolino di Sarkozy che i media italiani rigurgitano sul resto del paese un nazionalismo straccione. L’obiettivo in prima istanza è sempre il mediocre presidente francese, quello di rimbalzo e più essenziale è la Merkel.
“Merkosy”: così la stampa di destra e di sinistra ha definito il direttorio franco-tedesco dell’Europa. Ovviamente, l’esercizio di critica tralascia che il direttorio è tutt’altro che un’intesa di ferro; che le condizioni e le posizioni oggettive di Germania e Francia sono molto distanti; che la debolezza e l’isterismo del Presidente francese non possono esser confuse con il senso di responsabilità e la serietà della Cancelliera tedesca, ecc...
Scemenze, qualcuno dirà. Vero. Un po’ meno sciocchezze se al concertino dei soliti giornalisti si accodano economisti, professori, esperti: tutti pronti a puntare il dito sulla Germania, a dire che dall’euro ci ha solo guadagnato e che ora le spetta il ruolo di ultimo garante dell’edificio, le costi quel che le costi. Cerchiamo allora di essere chiari. Metà di questi critici è palesemente in malafede: vorrebbe più Germania in Europa e meno Europa in casa: è contro la moneta forte, contro il rigore di bilancio, contro la vigilanza sull’inflazione, contro un sistema di welfare più equo, ecc… Sono quelli che pretendono che la Germania paghi per i nostri disastri e continui a permetterci di vivere all’italiana (evadere le tasse, tollerare le mafie, andare in pensione a 55 anni, devastare il territorio, ecc…). Poi c’è l’altra parte: quella che sostiene che attraverso l’euro i tedeschi hanno acquisito in Europa nuovi mercati e aumentato le esportazioni, tutto ciò in virtù del fatto che un tempo dovevano fare i conti con la svalutazione competitiva (quella della lira), oggi no. Ecco, quest’ultimi sono gli agitatori della peggiore specie. In primo luogo perché non raccontano l’altra metà della storia: che la svalutazione della lira ci ha portato per tutti gli anni ‘80 ad un’inflazione galoppante, ad una struttura industriale dalle dimensioni rachitiche, ad un’economia inadatta alla concorrenza globale, alla finanza allegra e ad uno sviluppo drogato. In secondo luogo perché criticando l’euro ad immagine del marco dimenticano che solo al riparo del suo scudo monetario noi non siamo finiti come l’Argentina (con i risparmi di una vita buttati e la gente a rastrellare cartone nei cassettoni dell’immondizia), godendo peraltro per 15 anni di tassi d’interesse irrisori.
Bene, ora quest’esercito di questuanti vorrebbe che i tedeschi garantissero anche per il nostro debito attraverso gli Eurobond. Un giochetto che in termini di tassi d’interesse costerebbe al contribuente tedesco il 2% del Pil (circa 67 miliardi di euro, 3 volte la manovra che sta presentando Monti). Non solo. Come viatico a tale gesto di infinita generosità, Berlino dovrebbe farsi bastare il faccino pulito di Monti e dei suoi professori, un po’ come accadde negli anni ‘90, quando col cappello in mano e le altrettanto rassicuranti faccine di Ciampi, Amato, Dini e Prodi c’è stato permesso di entrare nel primo gruppo di paesi fruitori della moneta unica. Allora si doveva porre rimedio ai disastri del pentapartito, oggi a quelli dei governi Berlusconi. Ecco, i tedeschi sono gente seria. Dovremmo diventarlo anche noi: finiamola di piagnucolare e prendiamo esempio.
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