Sfoglia il numero del mese e clicca le pagine per ingrandire

13 Magazine N. 74


“L'indignazione morale è in molti casi al 2 per cento morale, al 48 per cento indignazione, e al 50 per cento invidia”

Vittorio De Sica

Da qualche tempo in Italia si discute molto di “crisi morale”. Quasi sempre le riflessione è svolta a partire dagli scandali della politica, in particolare quelli legati al sesso e al denaro. Viene allora da chiedersi se tale genesi non sia di per sé immorale; se puntare il dito altrove, verso la casta, è l’implicito indicatore della natura di una “crisi morale” che comprende l’intero Paese.
C’è una sensibilità culturale che da sempre predilige attribuire tutto il male alla politica e tutto il bene alla società. Se non siamo liberi e felici – si dice - non è colpa nostra, è colpa dello Stato, dei comitati d’affari, delle strutture repressive, delle cospirazioni elitarie. A dire il vero, tale posizione ha i suoi notevoli punti di forza (“il potere logora chi non ce l’ha”, sosteneva Andreotti). C’è però un punto che invalida il ragionamento complessivo: i politici, i burocrati, i portaborse, i passacarte, ecc… non sono nati sulla luna, sono esseri umani cresciuti nelle stesse famiglie di chi lamenta di subirne l’immoralità, frequentano gli stessi bar, fanno la fila (quando la fanno) nello stesso traffico, abitano case in mezzo ad altre case. Non solo, questi “vampiri” dell’onesto cittadino provengono dalle più disparate professioni e regioni geografiche, non giurano fedeltà ad un’organizzazione di iniziati (non sempre), appartengono a diversi ceti sociali. Veniamo quindi alle domande da farsi: siamo davvero sicuri che i loro vizi non siano i nostri vizi? Possiamo senza dubbio escludere che i comportamenti della Casta non siano nel complesso quelli della società italiana? Siamo convinti che certi atteggiamenti generino più riprovazione che invidia?
Ognuno risponda come meglio crede la sua coscienza. Una certa oggettività di ragionamento suggerisce però che l’Italia è ormai il Paese più analfabeta del mondo occidentale, che il vecchio “familismo amorale” ha divorato qualsiasi spazio di etica pubblica, che è diventato costume comune contare sul pagherò, sui condoni, sul proprio giardinetto, la propria strada, al massimo la propria città. I modelli di questo mondo amorale sono proprio modelli popolari. Dare al popolo ciò che vuole il popolo è infatti il gioco più antico del potere, è il “Panem et circenses”, è “uomini e donne”, è “X Factor”, è “Saranno Famosi”, ecc... La differenza con in passato è che il “potere”, proprio perché sostanziato da parvenu, da nuovi ricchi, da personaggi senza particolari meriti e capacità, condivide con il volgo valori, aspirazioni e manie: è frettoloso, impaziente, semplicistico, rozzo, diretto, sbruffone, dozzinale, ignorante.
Prima di puntare il dito verso Palazzo Montecitorio, ogni italiano dovrebbe confrontarsi con il proprio quotidiano e capire il grado di stress, di abbrutimento, di mediocrità, di ipocrisia, di conformismo che lo permea.
A proposito infine del capro espiatorio, da una quindicina di anni si sente continuamente dire in giro: “io non l’ho mai votato”. E’ la stessa cosa che negli anni di tangentopoli e del crollo del pentapartito si sentiva dire dei socialisti. O tiriamo fuori per l’ennesima volta una teoria cospirativa, o capiamo che è l’Italia.



Visioni Grafiche 2008 Cod. Fisc. e P.IVA 08912551002  Reg. Trib. Roma 07386901008/03 - R:E:A: 1029270 del 17/02/2003