Sfoglia il numero del mese e clicca le pagine per ingrandire
“Se un articolo di giornale contiene due idee, una è di troppo”
Indro Montanelli

Cento numeri e non sentirli. Sembra ieri, era invece l’estate del 2002, quando l’idea di 13 Magazine prese corpo e diventò ciò che i lettori hanno cento volte gradito.
Ogni rivista pretende di essere in qualche modo unica. Nella lunga crisi del mondo editoriale, questo assunto è periodicamente e puntualmente suggerito da chi è con l’acqua alla gola, da chi chiude perché non ha sufficienti lettori, da chi non sta sul mercato pubblicitario o non gode più dei vecchi e generosi finanziamenti pubblici. Ecco, riportando il concetto di diversità al suo significato più autentico, 13 Magazine è un giornale differente proprio da questo punto di vista.
Nato come un progetto editoriale puro, senza un euro di finanziamento pubblico, che si regge solo sulle gambe del mercato (che poi sono quelle dei nostri agenti pubblicitari), 13 Magazine è vissuto e cresciuto esclusivamente grazie al consenso ricevuto dal basso, dal territorio, dalle piccole imprese che investono in pubblicità. La nostra libertà non è la libertà di sostenere più o meno fedelmente le ragioni di un partito, di un politico, di una cordata di imprese locali. È libertà punto e basta: senza aggettivi, avverbi, qualifiche. Dunque, come punto di premessa, in un’epoca di liberali a parole e questuanti di soldi pubblici a fatti, 13 Magazine ha innanzitutto il merito di esser riuscito a dimostrare che stampare qualche milione di copie, distribuirle gratuitamente e vivere attraverso la comunicazione di tanti piccoli investitori è un’impresa possibile.

Detto questo, aggiungiamo che non è stata una scelta facile e lineare. Quando iniziammo, forse ancora oggi, mettere in piedi un giornale di comodo e stornare fondi pubblici a fini privati, di piccolo ed estemporaneo profitto, era impresa diffusa. Poi c’era e c’è il problema della politica locale, sempre interessata ad avere uno spazio di visibilità e ad occupare il più possibile i giornali radicati nel territorio. Ecco: scartata l’ipotesi di usare le scorciatoie sopra menzionate, continuare sulla stessa strada e rifiutare per nove anni la pubblicità politico-elettorale è stata una scelta periodicamente discussa e che qualche prezzo l’ha avuto. La decisione potrebbe oggi apparire ancora più eccentrica, se consideriamo che negli anni diversi politici locali hanno avuto interviste, scritto interventi e persino tenuto rubriche sul nostro giornale. Ma la politica, in particolare quella locale, è sempre entrata dentro 13 Magazine chiedendo il permesso, come ospite, come inevitabile interlocutore, mai dettando le proprie istanze e la propria agenda.
C’è inoltre una seconda ragione sostanziale per la quale abbiamo scelto questa strada. Sin dall’inizio abbiamo pensato a 13 Magazine come ad un contenitore in cui parlare principalmente di temi cittadini, nazionali e internazionali piuttosto che di Ostia e del suo entroterra. È una scelta che sappiamo aver fatto alzare il sopracciglio a qualcuno. Eppure, guardando la rivista così come si presenta, non è impossibile intuirne i motivi.
Il nostro magazine conta centinaia di pagine (nel corso degli anni siamo arrivati quasi a 200). Anche se avessimo voluto dedicare tutto questo spazio esclusivamente al territorio, non ci sarebbero state notizie sufficienti. Ovviamente ciò non significa che in assoluto non si sarebbero potute riempire le 150 pagine medie della rivista. Significa però che si sarebbero riempite a forza e annoiando il pubblico. Chiunque, anche oggi, può constatare che in 13 Magazine i temi legati al territorio non mancano. Il punto è che secondo noi gli è dato il giusto peso. Se la missione è quella di dare sempre notizie in anticipo sui fatti del mese e il menù non comprende la passerella dei politici, il relativo spazio inevitabilmente si restringe. Certo, è vero, si potrebbe fare di più, molto di più. Ma lo potremmo fare solo crescendo, solo avendo più forza editoriale. D’altra parte, un pezzo di strada è stata già fatta: all’inizio la parte locale di 13 Magazine contava solo qualche pagina, oggi è invece una testata a se stante (“Interno 13”).
Togliamo dunque di mezzo un equivoco. 13 Magazine, al di là del nome, non è nato come un giornale esclusivo del XIII Municipio di Roma, ancor meno di un singolo quartiere o di una determinata area di questo territorio. È una rivista nata per crescere ed espandersi anche a livello geografico. Se avessimo ragionato su un giornale incentrato esclusivamente sui fatti del XIII Municipio, non avremmo potuto diffonderlo, come abbiamo fatto, anche in altre zone di Roma.

Giunti a 100 numeri possiamo retoricamente chiederci se abbiamo fatto bene, se quello che proponiamo è apprezzato dai lettori, tenuto in considerazione, stimato. Ovviamente sarebbe stupido darci da soli una risposta affermativa e senza riserve. Esiste però qualche indicatore indiretto che mette un po’ di ottimismo.
L’attendibilità di 13 Magazine non è banalmente da cercare nell’altisonante nome di qualche collaboratore noto nel panorama del giornalismo nazionale. Nella lista delle nostre firme questo non c’è. Dopo anni di lavoro possiamo però constatare altro. 13 Magazine è un giornale che non si butta, che si trova nelle case, negli studi dentistici, negli ambulatori, ovunque. È una rivista che va velocemente esaurita, che è cercata dagli uffici stampa di tutta Italia, che riceve in continuazione mail di lettori e di comitati di quartiere. Gli articoli che sostanziano il giornale passano il vaglio di almeno 3 persone prima di essere pubblicati. La nostra palestra di giornalismo ha formato ragazzi che poi hanno lavorato e lavorano per realtà informative come Ballarò, Sfide, il TG3, Adnkronos, Repubblica, Vogue, Vanity Fair e il Parlamento Europeo. C’è addirittura chi è andato alla Columbia University, la più prestigiosa università di giornalismo del mondo, e ha dovuto presentare una lettera di accompagnamento con il lavoro svolto presso la nostra redazione.
13 Magazine è fatto con professionismo perché è nato all’interno di un’azienda editoriale che prima di pubblicarlo aveva decenni di esperienza e altre pubblicazioni alle spalle. La collegialità e la struttura sono degli elementi di forza dell’organizzazione interna voluta dall’editore, un imprenditore prima estraneo alla stampa del territorio. All’interno della redazione, il direttore fa il direttore, i giornalisti fanno i giornalisti, i grafici fanno i grafici, i venditori fanno i venditori. Ogni ruolo è stabilito e al tempo stesso si lavora in collegialità, con un grande spirito di squadra.
Non è forse un caso che 13 Magazine abbia fatto scuola sul territorio da molti punti vista. La cura, la professionalità, l’attenzione alla grafica, anche e soprattutto quella pubblicitaria, hanno in qualche modo cambiato le abitudini degli inserzionisti: uno spazio pubblicitario, piccolo o grande che sia, è un magnifico strumento di comunicazione che se usato nei modi giusti può portare grandi risultati. La nostra impaginazione è stata fatta sempre professionalmente e sull’esempio dei grandi contenitori d’informazione nazionali. Da qui la crescita sia dei contenuti del giornale che dei nostri sponsor, una crescita che è passata anche per il fatto che per primi abbiamo introdotto una fitta rete di cestelli espositori, che siamo distribuiti nei più grandi supermercati di zona (luoghi di massa frequentati da tutti), che abbiamo ideato una guida ai ristoranti largamente imitata.

In Italia l’esordio di un giornale è sempre accompagnato dalle ciniche domande riguardanti chi c’è dietro o a chi serve. Ecco, noi non serviamo nessuno, serviamo solo la nostra ambizione di diventare una free press mensile distribuita capillarmente in tutta Roma: un miracolo che ancora non è riuscito a nessuno. 13 però è un numero che porta bene.



Visioni Grafiche 2008 Cod. Fisc. e P.IVA 08912551002  Reg. Trib. Roma 07386901008/03 - R:E:A: 1029270 del 17/02/2003