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13 Magazine N. 168
Strade? Dove andiamo noi non c’è bisogno di strade
Doc Emmett Brown, Ritorno al futuro

Roma, via di Acilia, 7 marzo 2018, ore 14.50. In 15 anni di pubblicazioni non abbiamo mai messo una foto illustrativa nello spazio dell’editoriale. Nella vita però c’è sempre una “prima volta”. In questo caso, la foto dovrebbe bastare da sola, qualsiasi parola potrebbe essere stucchevole, troppo ironica, troppo risentita, troppo moderata, troppo arrabbiata. Insomma, troppo. Perché l’assunto è: che dire in una situazione simile? Dove immaginarsi un secchione in mezzo alla carreggiata che riempie e segnala una buca? In qualche paesotto disperso nella Transilvania rumena? Decisamente no, perché chi scrive per quelle strade ci ha guidato e non ha mai visto niente di simile.
Sono anni, decenni, che Roma si trascina la questione buche. Insieme alla metropolitana, al decoro urbano, al crollo degli alberi, all’inadeguatezza dei collegamenti tra periferia e centro, è uno dei problemi che non trova soluzione. La giunta Raggi si è insediata al Campidoglio ben due anni fa. L’assessore ai lavori pubblici, Margherita Gatta, è stata nominata solo nell’estate scorsa. Da quando è entrata in carica allo scorso dicembre non ha proferito parola. In qualche intervista sui quotidiani nazionali si è preferito chiederle conto delle sue eccentriche posizioni in tema di vaccini e naturopatia. Poi è arrivato il momento più buio, l’inizio della seconda settimana di marzo, quando le buche sono diventate crateri e i gommisti hanno fatto affari inaspettati. Interpellata in merito, l’assessore non ha avuto niente di meglio da dichiarare che il problema era dovuto al maltempo e all’assenza di manutenzione delle amministrazioni precedenti.
Ora, il sindaco Marino si è dimesso il 30 ottobre del 2015. Sono passati due anni e mezzo. In tutto questo tempo, la condizione delle strade, già disastrosa, è peggiorata. Dall’amministrazione non è arrivato un allarme, una parola sulle prospettive, un chiarimento sui fondi disponibili o da stanziare per uscire da una situazione degna del terzo mondo (i 17 milioni annunciati sono nulla rispetto a ciò che servirebbe). Giustamente, alla fine, si è mossa persino la magistratura, che ha aperto un’indagine dopo la presentazione di esposti presentati da alcune associazioni dei consumatori. A Roma, nel 2018, sulle buche indagano i magistrati: ci si chiede se parliamo di un primato mondiale.
C’è poi qualcosa di peggio della realtà. Le intenzioni. Perché dalla campagna elettorale, quando teneva banco la surreale discussione sulla funivia Casalotti-Battistini, da parte della giunta pentastellata è stato un rincorrersi di annunci massimalisti e senza nessun legame con la situazione di fatto: dalla demolizione della tangenziale tra San Lorenzo e San Giovanni (dove far fluire allora il traffico bestiale?), all’abolizione dei diesel entro il 2024 (oggi sono 1 milione e 300.000 veicoli).
La sensazione è che la giunta Raggi stia percorrendo un sentiero assai pericoloso. La politica non è solo comunicazione, prima o poi, finita l’epoca degli annunci, un’opinione pubblica esasperata inizierà a chieder conto di ciò che è stato promesso. Sarà un giorno amaro.



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